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domenica 26 ottobre 2008

In orbita il satellite radar italiano

Il terzo satellite ambientale italiano Cosmo-Skymed ruota intorno alla Terra. E’ decollato in perfetto orario alle 19.28 locali di ieri sera (le 4.28 di questa mattina in Italia) dalla base spaziale militare americana sulla costa pacifica. Il primo era stato lanciato nel giugno dell’anno scorso e l’ultimo partirà agli inizi del 2010. A quel punto la costellazione dei quattro veicoli spaziali sarà completa e potrà svolgere appieno il lavoro per cui è stata realizzata da Thales Alenia Space su un programma dell’agenzia spaziale italiana Asi assieme alla Difesa.

La costellazione è nata con uno scopo ambizioso: tenere sotto controllo in continuazione la superficie della Terra facendo ricorso invece che ai normali obiettivi ottici ad un radar. Lo strumento scandaglia con le sue onde la superficie e costruisce delle immagini ricche di informazioni con un grande vantaggio, quello di scrutare in continuazione il territorio nonostante la presenza delle nuvole e durante la notte; due condizioni gravose che limitano e riducono il lavoro dei normali satelliti con obiettivi ottici. Inoltre il programma nasce da un accordo e dalla partecipazione della Difesa e in questo modo è nata la prima costellazione a livello internazionale con una caratteristica «duale», cioè che serve le necessità degli impieghi civili e militari legati alla sicurezza.

Già i primi due satelliti sono stati intensamente adoperati in varie circostanze nei mesi passati aiutando ad esempio il tempestivo censimento dei danni causati dall’uragano in Birmania e dal terremoto in Cina. «E i nostri militari – nota il generale Pietro Finocchio alla guida di Teledife che sovrintende la partecipazione della Difesa - lo utilizzando correntemente nei territori in cui agiscono come in Afghanistan e Iraq – raggiungendo una miglior sicurezza nelle operazioni». Con i primi due satelliti si raccoglievano 900 immagini al giorno della Terra. Ora con il terzo si arriverà a 1300 per toccare il tetto delle 1800 riprese quotidiane quando sarà disponibile anche il terzo satellite, tutti rotanti su un’orbita che attraversa anche le aree polari a 630 chilometri d’altezza.

La costellazione sarà attiva per quindici anni ma già l’Asi sta pensando a come garantirne in futuro la continuità con una nuova generazione di veicoli ancora più avanzati. Ma intanto c’è lo sfruttamento dei satelliti ora disponibili le cui mappe mostrano oggetti più piccoli di un metro. «Ma con tre veicoli in orbita – precisa Enrico Saggese, commissario dell’Asi – potremo iniziare la sperimentazione di una tecnica di rilevazione che realizzerà addirittura immagini tridimensionali che saranno la pratica normale della futura generazione. Ora per stimolare applicazioni praticate stiamo costituendo alla stazione dell’ASI di Matera dove si ricevono le trasmissioni dei Cosmo-Skymed, un centro di eccellenza nel quale i tecnici di piccole e medie aziende e delle università possono sviluppare le tutte le innovazioni possibili».

«Intanto si sta definendo la nascita della società e-geos formata da Telespazio e Asi – precisa Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio – per commercializzare a livello internazionale questi prodotti spaziali italiani che oggi non hanno eguali nel mercato. Naturalmente dobbiamo procedere rapidamente perché arrivare tardi significherebbe perdere una preziosa occasione». «I futuri satelliti Cosmo-Skymed a cui stiamo lavorando avranno una taglia analoga ma saranno più evoluti nelle capacità» precisa Luigi Pasquale, amministratore delegato di Thales Alenia Space. «E per la concretizzazione di questo futuro vediamo importante un più stretto rapporto di collaborazione tra l’Asi e il Ministero della Difesa» conclude Giorgio Zappa, direttore generale di Finmeccanica.

Pergamon Journal Science

sabato 25 ottobre 2008

Il sole si è riacceso

L’inquietudine è finita. Il Sole si è «riacceso» secondo le regole e tutto è rientrato nella normalità di un nuovo ciclo che sta per iniziare. Il Sole torna quindi a dare spettacolo, come in passato hanno documentato gli obiettivi del satelliti Trace americano, Hinode giapponese e Soho dell’Esa europea. Sabato scorso una macchia (la numero 1005) ha segnato la sua superficie ed era la terza in tre settimane; indicazione inequivocabile di una ripresa dell’attività. Le macchie solari osservate per la prima volta da Galileo Galilei nel 1611 sono aree della fotosfera a temperatura più bassa delle zone circostanti e ciò basta per renderle più oscure per contrasto. Esse sono sempre associate a forti campi magnetici. Questa attività ci interessa da vicino perché il fenomeno delle macchie è associato all’emissione di flussi di radiazioni e particelle che poi investono la Terra causando, quando sono particolarmente intensi, delle tempeste geomagnetiche sul nostro pianeta , cioè guai e disturbi ai satelliti in orbita, ai sistemi di comunicazione e alle reti elettriche. E’ già accaduto e la causa è documentata. Le nuove macchie segnano la conclusione del periodo di quiete che l’astro stava attraversando nel suo ciclo periodico di circa undici anni nel quale si ha un momento di massima attività ed uno di minima. Ma il 2008 stava già facendo notizie perché sembrava essere l’annata più calma dell’era spaziale, cioè dell’ultimo mezzo secolo (il primo satellite veniva infatti lanciato nell’ottobre 1957) . Alla fine di settembre un comunicato della Nasa annunciava che se continuava così il 2008 stava registrando il record di giorni praticamente senza macchia negli ultimi cinquant’anni: allora si era arrivati a 200 e l’ultimo record lo deteneva il 1996 con 170 giorni. Però con le cose del cielo è sempre meglio essere cauti. Infatti scritto il comunicato il Sole ha ripreso la sua tradizionale agitazione: comunque i 200 giorni restano un dato acquisito. I vari cicli solari che si sono succeduti nei secoli hanno avuto, ovviamente, caratteristiche diverse: alcuni sono stati tranquilli altri più intensi.  Il prossimo che sta prendendo corpo è previsto come moderato secondo gli esperti dello Space Weather Prediction della National Oceanic and Atmospheric Administration. Moderato, tuttavia, ha un significato molto relativo perché macchie ed eruzioni come sono state riprese dai satelliti hanno dimensioni che possono contenere molte volte il nostro pianeta. Da qui la potenza dei fenomeni in gioco e la preoccupazione che talvolta i loro effetti possano creare danni alla vita sulla Terra. Ma anche agli astronauti che ormai soggiornano stabilmente sulla stazione spaziale. Anzi questi sono i primi ad essere esposti e a subire eventuali conseguenze.

venerdì 24 ottobre 2008

La storia vista dagli aborigeni

Grandi barche a vela, navi a vapore, transatlantici e biplani a motore: sono alcuni degli straordinari soggetti raffigurati nelle illustrazioni rupestri scoperte da una spedizione di studiosi nel Nord dell'Australia. I ricercatori, guidati nei territori settentrionali del Arnhem Land da un aborigeno anziano esperto della zona, hanno scoperto migliaia di incisioni e dipinti su roccia mai visti. L'esistenza del sito era in parte nota dagli anni '70 ma la collocazione esatta era poi stata dimenticata e nessuno si era più spinto alla ricerca delle pitture, la cui estensione e importanza era stata sottovalutata.  Finalmente, dopo decine di anni di disinteressamento, il sito è stato nuovamente rintracciato: sono state scoperte e documentate più di 100 nuove aree di interesse archeologico, in cui spesso sono presenti diverse stratificazioni di dipinti sovrapposte. Secondo uno dei membri della fortunata spedizione di studio «si tratta della più importante antologia di arte rupestre al mondo. Alcune delle figure che si trovano qui sono uniche e non ne esistono di simili in nessun altro posto noto». Una scoperta straordinaria che raccoglie immagini impresse nella roccia a partire da 15 mila anni fa fino a soli 50 anni or sono. Una vera e propria storia illustrata della vita degli aborigeni australiani, dalla preistoria all'era moderna, che aiuterà gli esperti a ricostruire passo per passo le vicende dei primi abitanti del continente australiano e, in particolare, del loro incontro con i colonizzatori inglesi alla fine del '700. «Tutto quello che è passa to di qui è rappresentato su queste pareti» racconta Paul Tacon, professore di antropologia e archeologia alla Griffith University del Queensland. Compresi cacciatorpedinieri della II Guerra Mondiale, canguri e animali oggi estinti. Le popolazioni aborigene evidentemente non erano così chiuse e isolate come si pensava fino a poco tempo fa (probabilmente molti dei libri sulla storia di questa civiltà andranno riscritti). Ancora prima dell'arrivo degli occidentali infatti, gli aborigeni intrattenevano rapporti con le popolazioni indonesiane, come dimostra in particolare l'immagine di una scimmia arboricola, assente in Australia. Altre antiche pitture mostrano missionari e figure umane con le mani sui fianchi, un atteggiamento tipicamente collegato agli europei. Molte anche le immagini violente, di scontri a mani nude e con lance. Innumerevoli rappresentazioni sono di alta qualità: infatti, secondo quanto riportano gli anziani ancora in vita, la pittura era riservata solo ad artisti esperti della comunità.

giovedì 23 ottobre 2008

Here's to the crazy ones

Here's to the crazy ones, the misfits, the rebels, the troublemakers, the round pegs in the square hole, the ones who see things differently. They're not fond of rules, and they have no respect for the status quo. You can quote them, disagree with them, glorify or vilify them, 'bout the only thing you can't do is ignore them. Because they change things, they push the human race forward. And while some may see them as the crazy ones, we see genius. Because the people who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who do.

Thanks to all those "crazy ones" from the Pergamon Journal.

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lunedì 29 settembre 2008

Ecco il Googlefonino

Si alza il velo sul primo gphone, che sancisce l'ingresso di Google nel ricco mercato della telefonia mobile. Dopo una lunga attesa e vari postici arriva così G1, questo il nome del cellulare in grado di supportare la piattaforma A ndroid targata Google, e lancia la sua sfida al Blackberry, all'iPhone e alla Nokia. Sul mercato americano G1, prodotto dalla taiwanese Htc, arriverà il prossimo 22 ottobre a 179 dollari.

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